9 avril 1991

François Mitterrand reçoit Lech Walesa en visite officielle


Mitterrand et l’Allemagne : la véritable histoire


par Hubert Védrine,Jean-Louis Bianco

Une exposition à Château-Chinon


par François Martin

Le gouvernement de la gauche face aux difficultés économiques


par Vincent DUCHAUSSOY,Floriane GALEAZZI

10 mai 1981 : retours sur une victoire


par Hubert Védrine,Pierre Mauroy,Gérard Grunberg,Jérôme Jaffré,François Miquet-Marty

10 mai 1982 : an 1 de la gauche


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François Mitterrand et l’audiovisuel extérieur de la France


par Michèle Jacobs-Hermès,Patrick Imhaus,Jérôme Clément

Pierre Mauroy et François Mitterrand, une longue histoire, 1965-2013


par Pierre-Emmanuel Guigo,Michel Delebarre,Anne-Laure Ollivier,Daniel Vaillant,Rémi Lefebvre,Alain Bergounioux,Ismail Ferhat,Pierre Mathiot,Gilles Finchelstein,Bernard Roman,Patrick Kanner,Georges Saunier,Louis Mermaz,Henri Nallet,Hubert Védrine

Décès d’Helmut Kohl


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Décès de Pierre Bergé


par Christophe Rosé

IMA : 30 ans d’histoire


par Christophe Rosé

François Mitterrand, l’europeo


par Giovanni Roggia,Jean Musitelli

Cronologia dell’€uro


par Giovanni Roggia,Georges Saunier

François Mitterrand, el europeo


par Christophe Bieber,Jean Musitelli

La Europa de Mitterrand


par Christophe Bieber,Hubert Védrine

L’Europa di Mitterrand


Editoriale | di Hubert Védrine, 1° giugno 2004 | Traduzione di Giovanni Roggia.

Editorial | le 26 mai 2020

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In questa primavera di elezioni e di incertezze europee, l’azione europea risoluta di François Mitterrand offre un contrasto sorprendente. E l’efficacia del trio Mitterrand-Kohl-Delors produce una certa nostalgia.

In questa primavera di elezioni e di incertezze europee, l’azione europea risoluta di François Mitterrand offre un contrasto sorprendente. E l’efficacia del trio Mitterrand-Kohl-Delors produce una certa nostalgia.
Questo numero della Lettre contiene numerose ed interessanti testimonianze sulle precoci convinzioni europee di François Mitterrand, sulla sua azione da Primo segretario del Partito socialista e sulla sua opera da Presidente, soprattutto tra il 1984 e il 1992, dallo sblocco di Fontainebleau alla ratificazione del Trattato di Maastricht.

Che cosa colpisce della sua politica con il passare degli anni ? In primo luogo, ovviamente, la sua visione. Egli sapeva dove stava andando e dove voleva condurre il suo paese. In seguito, la tenacia, che gli era già servita in seno al Partito socialista per imporre la propria linea. Ciononostante, questa non era nulla in confronto alla determinazione di cui dovette dar prova nel corso degli anni e dei Consigli europei per superare ostacoli sempre crescenti, galvanizzare le energie, avanzare. Negoziare sempre, a dieci, a dodici, poi a quindici. Bloccare, raramente, negoziare, sempre ; fare una concessione, per avviarne un’altra, delle altre. Spiegare, convincere, persuadere. Tutti i giorni. E mantenere la rotta.

Il suo coraggio, inoltre. Quando osa utilizzare dei simboli che hanno fatto diventare la riconciliazione franco-tedesca più irreversibile e meglio accettata ad ogni tappa . Ricordiamo i grandi gesti simbolici e fondatori compiuti per una quarantina di anni, da Reims a Verdun passando per gli Champs Élysées e Maastricht, messi in atto anche se l’opinione pubblica non era ancora pronta e doveva essere convinta, e che hanno preparato il bel risultato di questo 6 giugno 2004.
Affrontando tutti i suoi colleghi e non solo Margaret Thatcher. Osando il referendum che proteggeva il Trattato di Maastricht da un capovolgimento ulteriore della situazione.

Visione, tenacia, coraggio. Ma aggiungerei a questo trittico il fatto che François Mitterrand non ha mai opposto il progetto europeo alla Francia. Né in un senso – : non frenare l’Europa in nome della Francia.

Né nell’altro : non sminuire la Francia in nome dell’Europa. A casa propria, egli era carnale – il territorio, gli elettori, la gente –, storico – la continuità dei secoli – e politico : era attento al mantenimento della parità tra i quattro principali paesi in seno all’Unione. Una Francia forte in una Europa forte : gli credevamo quando invocava questi due termini, perché sapeva parlare con giustizia ed emozione di entrambe le cose. Speriamo che questo filo conduttore e questo spirito di equilibrio non siano stati perduti.

« Le Monde » è stato troppo spesso ingiusto con François Mitterrand per non rilevare ciò che scrive il 5 giugno, dalle penne di Henri de Bresson e Georges Marion , sul preteso non invito, nel giugno 1994, di Helmut Kohl per il cinquantesimo anniversario dello sbarco [in Normandia] e oggetto di una delle molte polemiche della fine del secondo settennato. « A suo tempo, Helmut Kohl non aveva desiderato partecipare alle cerimonie commemorative ». Nel 1984, secondo il settimanale Der Spiegel, l’ex-cancelliere cristiano-democratico aveva affermato che « per il cancelliere tedesco » non era « il caso di festeggiare quando altri commemorano la loro vittoria in una battaglia in cui decine di migliaia di tedeschi avevano trovato la morte ». Dieci anni più tardi, nel 1994, l’assenza del cancelliere alle stesse cerimonie avevano sollevato una polemica. Una parte della stampa tedesca, in particolare Der Spiegel, aveva accusato François Mitterrand di aver lasciato fuori la Germania. Questa versione è oggi smentita dal settimanale, in una versione dei fatti confermata dall’ex-cancelliere. Mitterrand aveva fatto sondare il terreno della cancelleria per un eventuale invito, ma Kohl aveva rifiutato. « Non vogliamo essere invitati », aveva fatto sapere.

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Giovanni Roggia è studente dell’Università di Bologna in doppia laurea magistrale all’Université de Paris (ex Paris 7 - Diderot) nel corso dell’a.a. 2019-2020. Le sue ricerche in ambito storico trattano la relazione tra François Mitterrand e l’Europa dell’Est tra il 1989 e il 1992 e la relazione franco-italiana negli anni Settanta e Ottanta. Da febbraio 2020 è stagista all’Institut François Mitterrand di Parigi.


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